Johann Wolfgang Goethe, scrittore, poeta e drammaturgo tedesco, nel suo primo viaggio in Italia, durato quasi due anni, fece tappa a Napoli (1787), città che lo affascinò per il calore dei partenopei, a tal punto da fargli riportare ciò che la gente entusiasta, diceva: Vedi Napoli e poi muori!

Il titolo Suburbia, scelto dall’artista Alessandro Capurso per indicare il luogo della sua indagine fotografica, contiene al suo interno la preposizione sub («sotto») e la parola urbs («città»).

I latini avevano coniato il lemma suburbium pensando a qualcosa che si estende sotto la città, ma in senso geografico e non archeologico: una sorta di appendice della città, non le sue viscere nascoste nella profondità della terra. Nell’era moderna invece, nella progettazione della grande città, si pensa ad una rete sotterranea per decongestionare il traffico.

È alla luce di ciò che Capurso risemantizza il sostantivo latino: il sito non si può vedere camminando per Napoli, perché è sotto la città.

La linea 1 della Metropolitana di Napoli, relativamente giovane, si distingue per l’elevato contenuto tecnologico, la modernità e l’efficienza.

Ma è caratteristica comune delle più recenti stazioni – quelle inaugurate a partire dal 2001 – l’idea di rappresentare, oltre ai profili polifunzionali già detti, il fondamento di un percorso innovativo più ampio nel mondo delle infrastrutture metropolitane.

Il progetto di ambienti spaziosi, luminosi ed eleganti già di per sé contribuisce a rendere più gradevole, e dunque a invogliare, l’utilizzo del trasporto pubblico.La partecipazione di illustri architetti al progetto delle stazioni (Gae Aulenti, Alvaro Siza, Alessandro Mendini, Karim Rashid, Oscar Tusquets, Dominique Perrault) e l’introduzione di elementi artistici, di sculture, di materiali innovativi, di opere d’arte contemporanea, rendono la nuova tratta della Metro collinare un esempio unico al mondo di arte ed urbanistica. Qualcosa da inserire nelle guide turistiche tra le bellezze della città, e non solo per l’efficacia degli spostamenti.

Il progetto artistico è stato curato da Achille Bonito Oliva, critico d’arte e tra le altre cose teorizzatore della Transavanguardia. È la realizzazione della bella immagine della città, già desiderio di tanti napoletani. Un esempio su tutti: il rocker partenopeo Edoardo Bennato alla fine degli anni ’60, come argomento della sua tesi di laurea in architettura all’Università di Milano, presentò un progetto alternativo e avveniristico della metropolitana di Napoli.

Scrive Alessandro Capurso: “Suburbia è il mio omaggio all’arte contemporanea, all’avanguardia, alle nuove architetture e al progresso. La nuova città che si muove ogni giorno, attraversa il sottosuolo e poi riemerge, come un novello Dante. Ho disegnato con la mia fotografia le linee parallele rigide che rincorrono la mia geometria visiva in un intreccio di colori e di forme”.

Immagini multicromatiche attraversate da luci filanti, rappresentazione ed allegoria di un mondo fantastico e sognante.

Pio Meledandri